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	<title>Follo blog</title>
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	<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 11:46:43 +0000</pubDate>
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		<title>Lettera a Tremonti di un’insegnante di periferia</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 11:46:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ministro Tremonti,
lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per  dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei  docenti italiani a violare la legge. E’ esattamente quello che accade  in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più  alunni di quanti un ‘ aula può contenerne, se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ministro Tremonti,<br />
lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per  dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei  docenti italiani a violare la legge. E’ esattamente quello che accade  in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più  alunni di quanti un ‘ aula può contenerne, se non violare la legge? Sono  ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la  sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti  sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano  tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia  e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa.</p>
<p>Di  contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in  questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private  e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colelghi di  religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i  nostri per i prossimi secoli.Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un  giorno c’è, un giorno non c’è, un giorno è un “anatema psicologico  delle sinistre” e l’altro giorno “dobbiamo fare sacrifici”. Ma non  tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di  capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo  degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i  miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo  spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo  alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo  ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con  difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di  insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in  talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro  ministro. IL tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha  distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo  pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il  polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze  servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a  supplenze esterne. Inoltre : aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30,  33..ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola  certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la  vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare  veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da  vedere. C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale.</p>
<p>La  Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il  compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta  possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima  di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi. Torniamo alle  sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi.  E quindi tagli anche a quella. “Facessero una colletta i genitori, e  che sarà mai qualche centinaio di euro”. Alla voce vedi sopra. “Qualche  centinaio di euro è nulla”, ma non c’era la crisi? Nella mia regione, in  Sicilia, quel centinaio di euro serve per andare avanti.</p>
<p>E dunque i  tagli: nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della  periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie  d’Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire  di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi,  perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a  fare i salti mortali e le capriole all’indietro. E forse questo lei lo  sapeva: qual è l’unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante  tutto, continua a lavorare? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e  che quindi, nonostante i tagli , riusciamo ad andare avanti? No: nel  senso che per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime  della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i  ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l’appello  tutte le mattine.</p>
<p>Però sa cosa c’è? C’è che abbiamo anche sopportato e  stiamo sopportando molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no.  Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di  gestione delle scuole ha comportato l’impossibilità di chiamare  supplenti per coprire le assenze, adesso che non ci sono più quelle due  ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre  classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei  corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso  sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola  ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà : si rivolga  all’amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta  igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In  una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi  disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati) ,  due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte:  nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate  le ore del sostegno, come tanti sanno.</p>
<p>E allora mi dica lei quel ‘è il  diritto all’istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto  all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai  due che non riescono a leggere senza distrarsi? E ‘ una scuola di  periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non  hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra Gelmini a  parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo  alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi  aspettate? E’ già un mircolo se abbiamo le sedie nella mia scuola.  L’inverno lo abbiamo trascorso con mussa e infissi rotti. “Si rivolga al  Comun” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui  tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario,  sia per le manutenzioni.</p>
<p>Non ci resta che Santa Rosalia. E in effetti  ..manco la chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta  com’è a salvaguardare le scuole private. Lei lo chiama razionamento e si  riempe la bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la  crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una  statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di  famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle  città. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig.  Ministro: niente fumo negli occhi ahimè. Perché nemmeno il contributo  di 15 euro annui riescono più a pagare. Lo stato vissuto nelle classi  italiane è disastroso. Io la chiamo illegalità. Io non posso adeguarmi.  Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma  per loro.</p>
<p>Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio  vero delle nostre scelte. E’ questa l’illegalità Egregio ministro.  L’’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in  quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo  dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio  rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica e un  insegnante non può farla. Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro:  io formo i cittadini di domani. Non lei. Lei passerà, per fortuna, ma i  docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire  rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come  “comunità”, come “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”.</p>
<p>Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo  insegno di più io, non di certo tu che gli togli maestri, risorse e  ruolo sociale. Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi  provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche  a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi.  Venga pure. Io mi rifiuto. IL mio Dirigente mi dirà: dove li metto  allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo  ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i  vostri figli? Di quei 25 miliardi alle spese militari destini  nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i  proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici  scolastici: sono questi per me i monumenti culturali dell’Italia che  amo. La smetta di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri  figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni.<br />
Mila Spicola<br />
Professoressa.</p>
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		<title>Il mondo facile della politica format</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 12:48:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[ Riporto un articolo di Michele Serra &#8230;
La campagna per il ritorno alla maestra unica, al di là dei propositi contingenti di &#8220;risparmio&#8221;, aiuta a riflettere in maniera esemplare sulle ragioni profonde delle fortune politiche della destra di governo, e sulle sue altrettanto profonde intenzioni strategiche. Sono intenzioni di semplificazione. Se la parola-totem della sinistra, da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Riporto un articolo di Michele Serra &#8230;</p>
<p>La campagna per il ritorno alla maestra unica, al di là dei propositi contingenti di &#8220;risparmio&#8221;, aiuta a riflettere in maniera esemplare sulle ragioni profonde delle fortune politiche della destra di governo, e sulle sue altrettanto profonde intenzioni strategiche. Sono intenzioni di semplificazione. Se la parola-totem della sinistra, da molti anni a questa parte, è &#8220;complessità&#8221;, a costo di far discendere da complesse analisi e complessi ragionamenti sbocchi politici oscuri e paralizzanti, comunque poco intelligibili dall&#8217;uomo della strada, quella della destra (vincente) è semplicità.</p>
<p>La pedagogia e la didattica, così come sono andate evolvendosi nell&#8217;ultimo mezzo secolo, sono avvertite come discipline &#8220;di sinistra&#8221; non tanto e non solo per il tentativo di sostituire alla semplificazione autoritaria orientamenti più aperti, e a rischio di permissivismo &#8220;sessantottesco&#8221;. Sono considerate di sinistra perché complicano l&#8217;atteggiamento educativo, aggiungono scrupoli culturali ed esitazioni psicologiche, si avvitano attorno alla collosa (e odiatissima) materia della correttezza politica, esprimono un&#8217;idea di società iper-garantita e per ciò stesso di ardua gestione, e in buona sostanza attentano al desiderio di tranquillità e di certezze di un corpo sociale disorientato e ansioso, pronto ad applaudire con convinzione qualunque demiurgo, anche settoriale, armato di scure.</p>
<p>In questo senso la proposta Gelmini è quasi geniale. L&#8217;idea-forza, quella che arriva a una pubblica opinione sempre più tentata da modi bruschi, però semplificatori, è che gli arzigogoli &#8220;pedagogici&#8221;, per giunta zavorrati da pretese sindacali, siano un lusso che la società non può più permettersi. Il vero &#8220;taglio&#8221;, a ben vedere, non è quello di un personale docente comunque candidato - una volta liquidati i piloti, o i fannulloni, i sindacalisti o altri - al ruolo di ennesimo capro espiatorio. Il vero taglio è quello, gordiano, del nodo culturale. La nostalgia (molto diffusa) della maestra unica è la nostalgia di un&#8217;età dell&#8217;oro (irreale, ma seducente) nella quale la nefasta &#8220;complessità&#8221; non era ancora stata sdoganata da intellettuali, pedagogisti, psicologi, preti inquieti, agitatori politici e cercatori a vario titolo del pelo nell&#8217;uovo. Una società nella quale il principio autoritario era molto aiutato da una percezione dell&#8217;ordine di facile applicazione, nella quale il somaro era il somaro, l&#8217;operaio l&#8217;operaio e il dottore dottore. Una società che non prevedeva don Milani, non Mario Lodi, non Basaglia, ovviamente non il Sessantotto, e dunque, nella ricostruzione molto ideologica che se ne fa oggi a destra, è semplicemente caduta vittima di un agguato &#8220;comunista&#8221;.</p>
<p>In questo schemino, semplice ed efficace, la cultura e la politica, a qualunque titolo, non sono visti come interpreti dei conflitti, ma come provocatori degli stessi. Se la pedagogia &#8220;permissiva&#8221; esiste, non è perché il disagio di parecchi bambini o la legnosità e l&#8217;inadeguatezza delle vecchia didattica richiedevano (già quarant&#8217;anni fa) di essere individuati e affrontati, ma perché quello stesso problema è stato &#8220;creato&#8221; da un ceto intellettuale e politico malevolmente orientato alla distruzione della buona vecchia scuola di una volta. Insomma, se la politica è diventata un format, <a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/politica/politica-format/politica-format/politica-format.html"><u>come ha scritto Edmondo Berselli</u></a>, la sua parola d&#8217;ordine è semplificazione.</p>
<p>Per questa destra popolare, e per il vasto e agguerrito blocco sociale che esprime, la complicazione è un vizio &#8220;borghese&#8221; (da professori, da intellettualoidi, beninteso da radical-chic, e poco conta che il personale scolastico sia tra i più proletarizzati d&#8217;Italia) che non possiamo più permetterci, e al quale abbiamo fatto malissimo a cedere. Non solo la pedagogia, anche la psicologia, la sociologia, la psichiatria, nella vulgata oggi egemone, non rappresentano più uno strumento di analisi della realtà, quanto la volontà di disturbo di manipolatori, di rematori contro, di attizzatori di fuochi sociali che una bella secchiata d&#8217;acqua, come quella della maestra unica, può finalmente spegnere. La lettura quotidiana della stampa di destra - specialmente Libero, da questo punto di vista paradigma assoluto dell&#8217;opinione pubblica filo-governativa - dimostra che il trionfo del pensiero sbrigativo, per meglio affermarsi, necessita di un disprezzo uguale e contrario per il pensiero complicato, per la massa indistinta di filosofemi e sociologismi dei quali i nuovi italiani &#8220;liberi&#8221; si considerano vittime non più disponibili, per il latinorum castale di politici e intellettuali libreschi, barbogi, causidici, che usano la cultura (e il ricatto della complessità) come un sonnifero per tenere a freno le fresche energie &#8220;popolari&#8221; di chi ne ha le scatole piene dei dubbi, delle esitazioni, della lagna sociale sugli immigrati e gli zingari, sui bambini in difficoltà, su chiunque attardi e appesantisca il quotidiano disbrigo delle dure faccende quotidiane. Già troppo dure, in sé, per potersi permettere le &#8220;menate&#8221; della sinistra sull&#8217;accoglienza o il tempo pieno o i diritti dei gay o altre fesserie.</p>
<p>La sinistra ha molto di che riflettere: la formazione culturale e perfino esistenziale del suo personale umano (elettorato compreso) è avvenuta nel culto quasi sacrale della complessità del mondo e della società, con la cultura eletta a strumento insostituibile di comprensione anche a rischio di complicare la complicazione&#8230; Ma non c&#8217;è dubbio che tra il rispetto della complessità e il narcisismo dello smarrimento, il passo è così breve che è stato ampiamente fatto: nessuna legge obbliga un intellettuale o un politico a innamorarsi dell&#8217;analisi al punto di non rischiare mai una sintesi, né la semplificazione - in sé - è una bestemmia (al contrario: proprio da chi ha molto studiato e molto riflettuto, ci si aspetterebbe a volte una conclusione che sia &#8220;facile&#8221; non perché rozza o superficiale, ma perché intelligente e comprensibile). Ma la posta in gioco è molto più importante del solo destino della sinistra. La posta in gioco - semplificando, appunto - è il destino della cultura, degli strumenti critici che rischiano di diventare insopportabili impicci. Se questa destra continuerà a vincere, a parte il marketing non si vede quale delle discipline sociali possa sperare di riacquistare prestigio, e una diffusione non solo castale o accademica. Perché è molto, molto più facile pensare che l&#8217;umanità e la Terra siano stati creati da Dio settemila anni fa (cosa della quale è convinta ad esempio la popolarissima Sarah Palin) piuttosto che perdere tempo e quattrini studiando i fossili e l&#8217;evoluzione. È molto più rassicurante, convincente, consolante pensare che le buone maestre di una volta, con l&#8217;ausilio del cinque in condotta e di una mitraglia di bocciature, possano mantenere l&#8217;ordine e &#8220;educare&#8221; meglio i bambini ipercinetici, e consumatori bulimici, che la televisione crea e che la propaganda di destra ora lascia intendere di poter distruggere, perché è meglio avere consumatori docili (clienti, come dice Pennac) piuttosto che cittadini irrequieti. È meglio avere certezze che problemi.</p>
<p><!-- do nothing --> È molto più semplice pensare che il mondo sia semplice, non fosse che per una circostanza incresciosa per tutti: che non lo è. Il mondo è complicato, l&#8217;umanità pure, i bambini non parliamone neanche. Se le persone convinte di questo obbligatorio, salutare riconoscimento della complicazione non trovano la maniera di renderla &#8220;popolare&#8221;, di spiegarla meglio, di proporne una credibile possibilità di governo, di discernimento dei principi, dei diritti, dei bisogni fondamentali, diciamo pure della democrazia, vedremo nei prossimi decenni il progressivo trionfo dei semplificatori insofferenti, dei Brunetta, delle Gelmini, delle Palin. Poi la realtà, come è ovvio, presenterà i suoi conti, sprofondando i semplificatori nella stessa melma in cui oggi si dibattono i poveri complicatori di minoranza. Nel frattempo, però, bisognerebbe darsi da fare, per sopravvivere con qualche dignità nell&#8217;Era della Semplificazione, limitandone il più possibile i danni, se non per noi per i nostri figli che rischiano di credere davvero, alla lunga, al mito reazionario dei bei tempi andati, quando la scuola sfornava Bravi Italiani, gli aerei volavano senza patemi, gli intellettuali non rompevano troppo le scatole e la cultura partiva dalla bella calligrafia e arrivava (in perfetto orario) alla più disciplinata delle rassegnazioni. Cioè al suo esatto contrario.</p>
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		<title>La riforma dei tagli alla spesa</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 06:49:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>prof.Becatti</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Stiamo assistendo ancora una volta ad un intervento strutturale sul primo ciclo. Chi lo sta proponendo ha un grande merito: nn racconta frottole, ci dice chiaramente che l&#8217;unico suo interesse è quello di tagliare i costi sulla scuola. Non interessa la metodologia, anche perchè altrimenti sarebbe difficile capire come si vada a toccare l&#8217;unico segmento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo assistendo ancora una volta ad un intervento strutturale sul primo ciclo. Chi lo sta proponendo ha un grande merito: nn racconta frottole, ci dice chiaramente che <strong>l&#8217;unico suo interesse</strong> è quello di tagliare i costi sulla scuola. Non interessa la metodologia, anche perchè altrimenti sarebbe difficile capire come si vada a toccare l&#8217;unico segmento scolastico che funzioni bene, cioè la scuola primaria. Questo non sono io a dirlo: ce lo testimoniano i risultati delle prove PISA e INVALSI.</p>
<p>E&#8217; indubbio che in Italia si sprechi molto, ma è anche vero che se gli stipendi sono la parte più cospicua del bagget del MPI è solo perchè in Italia si spende meno che in altri stati per l&#8217;istruzione: il rapporto tra le spese educative e il PIL è da terzo mondo.</p>
<p>Occorre una riflessione seria e non pregiudiziale sul tema scuola, come su tanti altri&#8230; ma sappiamo esseri seri? A me spesso viene tanto da ridere&#8230;.</p>
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		<title>Benvenuti</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 11:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Salve a tutti&#8230;questo è il weblog del nostro Istituto.Cosa è un blog?Andate a leggere la pagina info.Sono sicuro che partecipando e collaborando tutti insieme  , questo spazio ci risulterà molto utile.Qualsiasi suggerimento è il benvenuto.Per i meno esperti, sulla destra, nella sezione &#8220;pagine&#8221;, ho pubblicato una mini-guida all&#8217;utilizzo del blog.
Buon lavoro e buon divertimento
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Salve a tutti&#8230;questo è il weblog del nostro Istituto.Cosa è un blog?Andate a leggere la pagina info.Sono sicuro che partecipando e collaborando tutti insieme  , questo spazio ci risulterà molto utile.Qualsiasi suggerimento è il benvenuto.Per i meno esperti, sulla destra, nella sezione &#8220;pagine&#8221;, ho pubblicato una mini-guida all&#8217;utilizzo del blog.</p>
<p>Buon lavoro e buon divertimento</p>
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